Pet care: curare o prendersi cura degli animali domestici

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Pet care: un settore in continua crescita, ma cosa significa realmente questo termine sempre più diffuso? Lo scopriamo in questo articolo di approfondimento

INDICE

“Pet care”, “pet parent”, “pet owner”, “pet economy” sono solo alcune delle parole che si sono diffuse negli ultimi tempi.

Le troviamo sui principali quotidiani nazionali, sulle riviste di settore ma anche nelle locandine presenti negli ambulatori o nelle cliniche veterinarie.

Ma cosa significano queste parole?

Credo sia molto importante comprendere la terminologia utilizzata dai mass media, ma anche dai professionisti che si prendono cura dei nostri amici a 4 zampe.

La comprensione di un evento o di un concetto ci permette di scegliere con maggiore consapevolezza.

Oggi desidero soffermarmi sulla definizione di “pet care”.

Prima di parlare di pet care e del suo significato dobbiamo però inquadrare il contesto in cui tale espressione appare.

IL CONTESTO

Il Rapporto Assalco-Zoomark del 2021 riferisce che in Italia gli animali domestici sono circa 62,1 milioni, di cui 7,9 milioni di gatti e 8,2 milioni di cani.

Il Covid-19 ha prodotto numerosi cambiamenti. Durante il lockdown del 2020, secondo quanto riportato dall’Enpa, si è assistito a un boom di adozioni, con un aumento del 15%.

Un altro dato interessante riportato sempre dal Rapporto Assalco-Zoomark del 2021 è questo: “l’aumento delle interazioni ha portato a una maggiore attenzione dei proprietari e voglia di coccolare maggiormente gli animali d’affezione, con un conseguente incremento dell’umanizzazione del pet”.

Su quest’ultimo punto ci ritorneremo a breve.

È inoltre interessante notare come il termine “pet care” venga utilizzato prevalentemente per definire un mercato in costante crescita.

Gli articoli che si trovano in rete si limitano a raccontare i fasti di tale settore e a raggruppare sotto di esso le aziende che producono alimenti o accessori e i servizi veterinari.

Ma siamo sicuri che il concetto di “pet care” includa solo questo?

La risposta è chiaramente: NO!

Sei curioso di saperne di più?

Se la tua risposta è sì, continua a leggere.

PET HUMANIZATION

Hai mai sentito parlare di “Pet Humanization”?

Con questo termine si indica la tendenza da parte delle persone a considerare gli animali domestici come membri effettivi della famiglia.

A una prima impressione il termine umanizzare ci restituisce una visione grottesca: animali addobbati con gioielli, vestiti, occhiali e cappellini.

I pet influencer talvolta sono un chiaro esempio di questa pratica bislacca. Tutt’altro che divertente.

Volendo però approfondire il concetto di umanizzazione è possibile coglierne una valenza etica. Prima fra tutte quella di ridare dignità all’individuo.

Cosa significa dare dignità?

Significa rispettare il valore, l’unicità dell’altro ma anche offrire tutela e salvaguardarne il benessere.

Con il termine umanizzazione intendiamo anche l’atto con cui conferiamo all’altro la possibilità di esprimersi secondo la propria natura.

Se collochiamo il termine umanizzare in una visione più ampia è possibile ridefinire la cosiddetta “pet humanization” come un atto altruistico, e non come qualcosa da criticare come spesso accade.

Il concetto di umanizzazione è strettamente legato al concetto di cura.

Se come me hai gatti o cani o qualsiasi altro animaletto è probabile che ti sia capitato più volte di dire che “ti prendi cura di lui”. Ecco allora che è arrivato il momento di soffermarci su questo punto molto importante.

Cosa significa prendersi cura?

IL MITO DI CURA

Per comprendere appieno cosa significa prendersi cura occorre definire la parola “cura”.

Seguimi. Ti racconto una storia.

Conosci il mito di Cura?

Il mito di Cura è stato ripreso dal filosofo tedesco Martin Heidegger nel suo testo “Essere e Tempo” pubblicato nel 1927.

Heidegger riporta la favola di Igino, risalente al I sec. a.C.

“Cura, mentre stava attraversando il fiume, vide del fango argilloso.

Pensierosa ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma.

Mentre era intenta a riflettere su ciò che aveva fatto si avvicinò Giove.

Cura lo pregò di infondere lo spirito a ciò a cui aveva dato forma.

Cura desiderava dare il proprio nome a ciò che aveva creato, ma Giove glielo proibì, e pretese che fosse imposto il proprio.

Mentre Cura e Giove disputavano sul nome, intervenne anche Terra, reclamando che a ciò che era stato formato fosse imposto il proprio nome, perché Terra gli aveva dato parte del proprio corpo.

I disputanti elessero Saturno a giudice, il quale comunicò loro la seguente decisione: “Tu, Giove, poiché hai dato lo spirito, alla morte riceverai lo spirito; tu, Terra, poiché hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu Cura che per prima diede forma a questo essere, fintanto che esso vivrà, lo custodirà. Poiché la controversia riguarda il suo nome, lo si chiami Homo poiché è fatto di humus”


Questo mito è interessante perché, come afferma Heiddeger, la cura è il perno sul quale si fonda l’intera esistenza umana.

La cura si attua attraverso piccoli gesti e ci ricorda che la nostra sopravvivenza è legata a piccole azioni quotidiane che mettiamo in atto nei confronti di noi stessi e degli altri.

DEFINIZIONE DEL TERMINE “CURA”

Ma da dove deriva il termine “cura”?

Il termine cura deriva dal latino. Nella sua forma antica era “coera”.

La parola “coera” esprimeva un atteggiamento di premura, preoccupazione e inquietudine nei confronti di una persona amata o di un oggetto di grande valore.

Lo scopo era quello di conservarlo, di togliere un male e di favorire il pieno sviluppo dell’oggetto o della persona amata.

Si può avere cura degli esseri umani, delle cose ma anche degli animali.

Ma per prenderci cura dell’altro in maniera ottimale dobbiamo rispettare i suoi bisogni fondamentali, oltre che i suoi diritti.

Quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo?

PIRAMIDE DEI BISOGNI DI MASLOW

Devi sapere che nel 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow cercò di spiegare i bisogni dell’uomo attraverso la cosiddetta “piramide dei bisogni”.

La sua teoria comparve nel libro “Motivation and Personality”.

La piramide dei bisogni è suddivisa in cinque differenti livelli, da quelli più elementari a quelli più complessi.

Secondo Maslow l’uomo si realizza passando per i vari livelli che devono essere soddisfatti in modo progressivo.

I livelli sono:

  1. Bisogni fisiologici sono fondamentali per la sopravvivenza (ad esempio mangiare, bere, dormire)
  2. Bisogno di sicurezza e protezione possono essere soddisfatti dalla famiglia o dalla società (ad esempio sicurezza finanziaria, libertà dalla paura, stabilità sociale)
  3. Bisogno di amore e appartenenza sono legati al bisogno emotivo dell’uomo di avere delle relazioni sociali stabili
  4. Bisogno di stima, reputazione e successo nei confronti di se stessi ma anche della società
  5. Bisogno di autorealizzazione come la realizzazione del proprio potenziale, la crescita personale e spirituale

Perché ti parlo della piramide di Maslow?

Perché gli animali domestici trovano la propria collocazione nel terzo livello della piramide, nei bisogni di appartenenza, rivestendo un ruolo all’interno della famiglia.

Possiamo inoltre prendere la piramide e riadattarla al mondo degli animali domestici.

Se ci pensi gli animali hanno bisogni fisiologici, hanno bisogno di sicurezza e protezione ma anche di far parte di un gruppo, i cani come ben sappiamo sono animali sociali.

In un qualche modo hanno anche la necessità di realizzare loro stessi attraverso il loro comportamento e il loro temperamento.

PET CARE: CURARE O PRENDERSI CURA?

Dopo aver compreso che cosa si intenda per umanizzazione, per cura e aver individuato i bisogni fondamentali è arrivato il momento di dare una definizione di “pet care”.

Finalmente! Tu dirai.

Pet care è la cura e il trattamento medico degli animali domestici.

Come puoi notare ritorna la nostra parolina “cura”.

Vorrei però fare un altro passo.

Questa definizione a mio avviso è sommaria, non è sufficiente a comprendere appieno la valenza del termine “care”.

Devi sapere che quando ho iniziato a sentir parlare di pet care, il termine “care” ha rievocato in me vecchi ricordi universitari e professionali.

In lingua inglese esistono due verbi: “to care” e “to cure”.

Questi verbi possono aiutarci a comprendere meglio il significato di “pet care”.

Il verbo “to cure” significa curare una malattia, far guarire, mentre “to care” significa prendersi cura di, accudire, assistere, occuparsi di.

Ma cosa c’entra tutto questo con il pet care? Ti starai chiedendo.

C’entra eccome.

Curare è diverso dal prendersi cura.

Curare è un atto medico.

È il medico veterinario che identifica una malattia e prescrive la terapia con lo scopo di curare l’animale.

Il prendersi cura invece, come avrai capito fin dal mito di cura, è un atto umano.

Tutti quanti possiamo imparare a prenderci cura dell’altro.

Ora è facile comprendere che “pet care” racchiude al suo interno molto più dell’atto medico di curare una malattia.

Sei d’accordo?

Devi sapere che questi due concetti hanno già trovato una loro collocazione in ambito sanitario, in particolare nell’assistenza infermieristica.

Fin dai tempi dell’università ho dovuto imparare a destreggiarmi con questi due concetti apparentemente uguali ma in realtà molto diversi. 

Da tempo si afferma che non è sufficiente curare la malattia ma occorre considerare l’individuo nella sua totalità.

Il modello di riferimento per l’assistenza infermieristica è quello del “patient centered care”, ossia l’assistenza basata sul paziente, che vede la persona al centro di ogni decisione medica e assistenziale.

Ogni individuo infatti è formato da tante componenti: stile di vita, emozioni, modelli comportamentali, famiglia e vissuti, per questo è necessario, affinché le cure e l’assistenza raggiungano i propri obiettivi, rispettare i valori e i bisogni dell’individuo e coinvolgere attivamente la persona.

E a ben pensarci, con alcune differenze, anche gli animali domestici hanno i loro modelli comportamentali, provano emozioni, hanno delle figure di riferimento, hanno il loro carattere.

Questo ci porta a pensare che sia necessario per prenderci cura nel miglior modo possibile di un animale domestico non tralasciare nessuna di queste componenti.

Ogni atto medico veterinario e ogni servizio per la cura degli animali domestici dovrebbe mettere al centro l’animale e il suo proprietario affinché la vita di entrambi ne tragga giovamento.

Sia che si tratti di cure atte a preservare la vita dell’animale domestico che di servizi che tutelino il benessere dell’animale è necessario coinvolgere attivamente i pet parent.

L’obiettivo principe deve essere quello di promuovere la consapevolezza per garantire scelte in linea con i propri bisogni e quelli del proprio amico a 4 zampe.

Credo sia importante prendere questi due verbi e utilizzarli all’interno del mondo degli animali da compagnia.

UN NUOVO PARADIGMA

Se ripenso alle parole di quel medico veterinario che mi disse che nel nostro caso non potevamo parlare di cura, non potevamo scrivere “ci prendiamo cura del tuo pet”, è facile comprendere che l’atto del prendersi cura è oltre le sole cure veterinarie, non credi?

Alla luce di quanto abbiamo detto finora possiamo ricollocare il concetto di “pet care” in una visione più ampia.

“Pet care” non solo come atto medico il cui scopo è quello di curare la malattia, ma anche azione che mira a prendersi cura dell’animale domestico.

Introducendo “to cure” e “to care” possiamo stimolare un vero cambiamento e dare origine a un nuovo paradigma.

La pandemia ha sicuramente influenzato la nostra società, accelerando cambiamenti che erano già in atto.

Se ci pensi bene siamo più attenti alla nostra salute, il lavoro digitale ha subito un’accelerazione e condividendo più tempo con i nostri amici a 4 zampe abbiamo imparato ad osservarli con occhi nuovi.

Il nuovo paradigma potrebbe originarsi attraverso:

  • la creazione di un nuovo sistema di valori:
    1. rispetto per i bisogni degli animali (salute, esercizio fisico quotidiano, gioco, alimentazione, comportamento)
    2. la tutela giuridica del benessere animale attraverso una normativa che rispecchi realmente i bisogni della società e degli animali domestici
    3. l’adozione o l’acquisto consapevole per evitare abbandoni o provocare danni all’animale. Troppa è infatti la disinformazione che circola sulle varie razze canine. Spesso ci si trova ad adottare un cane che poi non lo si sa gestire, con conseguenze che talvolta possono essere gravi.
    4. un degno trattamento del corpo dopo il decesso. C’è ancora moltissimo da fare. Eliminare la cremazione collettiva, che non rende alcun “omaggio” alla vita perduta, potrebbe essere un primo passo.

Un sistema di valori forte crea un proprietario responsabile.

  • la possibilità per i pet parent di esprimere propri sentimenti: gioia per la condivisione, ma anche il dolore per la perdita del proprio animale, ancora tenuto nascosto perché si ha il timore di essere derisi

  • la creazione di un ambiente che rispetti anche le esigenze dell’animale domestico e non solo le nostre. Un esempio in tal senso può essere quello di creare un ambiente domestico adatto a un gatto, troppo spesso ci troviamo ad accudire gatti che vivono in ambienti poco o per nulla adatti alle loro necessità

  • la formazione come elemento fondante: un proprietario o, come preferiamo noi, un pet parent, consapevole è una persona che ha investito tempo per ampliare i propri orizzonti, mettendo in discussione preconcetti e luoghi comuni, che spesso arrecano danno all’animale domestico, e scrollandosi di dosso la presunzione di sapere tutto

  • il coinvolgimento attivo nei processi decisionali durante un percorso terapeutico ma anche nella vita quotidiana attraverso la scelta dei servizi

  • la creazione di nuovi servizi o figure professionali che siano di reale supporto nel percorso di vita e nella relazione fra uomo-animale. Penso ad esempio a figure che fungano da intermediario tra il medico veterinario e il proprietario dell’animale o che siano di supporto al proprietario in determinati momenti, come può essere uno psicologo che accompagna la persona nell’elaborazione del lutto

  • la promozione di comportamenti virtuosi. Un esempio banale: raccogliere la deiezioni dei propri cani o rispettare gli adempimenti burocratici

PET CARE SPECIALIST

Forse penserai: “bello, ma impossibile!”

Aspetta, nulla è impossibile!

Permettimi di raccontarti un’altra storia.

Devi sapere che quando abbiamo iniziato questo percorso che ha portato alla creazione della nostra agenzia, più volte ci è stato chiesto che cosa facessimo, in pratica, come sarà capitato anche a te, abbiamo dovuto definirci come professioniste.

Abbiamo dovuto “etichettarci”.

Francamente odio le etichette. Non voglio limiti alla mia immaginazione e alla mia possibilità di crescita.

Ma questa è un’altra storia.

La definizione di “pet sitter” con il quale ci identificavamo inizialmente non era sufficiente a raggruppare tutto quello che stavamo costruendo.

Abbiamo sentito l’esigenza di cercare una definizione che potesse dare un senso a tutto quello che facciamo ogni giorno.

Ci occupiamo infatti di diversi servizi: pet sitting, fine vita e morte, ma anche di trasporti e tanto altro. Ma soprattutto c’è una presa in carico dell’animale domestico e del nucleo famigliare in cui l’animale vive.

Una definizione che poteva raggruppare tutte queste attività era appunto “pet care”. Ci stavamo infatti prendendo cura di cani, gatti e altri animali e delle persone.

Alla fine una definizione l’abbiamo trovata.

Sei curioso vero?

Eccola!

Pet Care Specialist

Bella, vero? Lascia che ti racconti meglio.

Tale definizione si compone di due parti, una delle quali l’abbiamo già definita.

L’altra invece la definiremo ora. Seguimi.

Il termine specialista indica una persona che è specializzata in una particolare materia o disciplina, è colui che studia ed esercita in modo speciale un’arte.

Prendersi cura dell’altro se ci pensi è una forma d’arte e per padroneggiare quest’arte sono necessari studio, sperimentazione, esperienza e talvolta anche fallimenti.

Occorre imparare nuove lingue: ogni animale ha infatti il proprio modo di esprimersi; è necessaria una comprensione profonda del linguaggio, delle emozioni e dei comportamenti che l’altro mette in atto per poterlo aiutare al meglio.

Pensi che ci siamo fermate qui? Continua a leggere.

No, non ci siamo fermate, abbiamo dato anche una nostra definizione al nostro nuovo ruolo, della nostra nuova figura professionale.

PET CARE SPECIALIST: DEFINIZIONE

Il Pet care specialist, lo specialista del pet care, è un professionista specializzato nel pet care, è colui che sa prendersi cura degli animali domestici e delle persone che sono a contatto con il pet affinché sia garantito il benessere dell’intero nucleo famigliare.

Il Pet Care Specialist è colui che sa farsi carico dei bisogni degli individui e dei loro pet e fornisce gli strumenti e il supporto per affrontare le sfide che la vita gli riserva.

È colui che ha una visione d’insieme della famiglia e dei suoi bisogni e può svolgere una funzione di intermediazione fra diverse figure professionali affinché sia raggiunto sempre l’obiettivo della miglior qualità di vita possibile.

È un professionista che collabora infatti con altre figure professionali, come il medico veterinario, l’addestratore cinofilo ma anche lo psicologo.

Affinché sia raggiunto l’obiettivo, che nel nostro caso è migliorare la convivenza fra le persone e gli animali e quindi migliorare la qualità di vita, è necessario saper ascoltare i bisogni di tutti i componenti della famiglia, saper comunicare, saper coinvolgere attivamente le persone.

OLTRE LE CURE VETERINARIE: I SERVIZI PER ANIMALI DOMESTICI

Per alcuni tutto questo può apparire come presuntuoso, per noi è semplicemente un dare forma a un sogno, a una visione.

Il nostro sogno è quello di dare vita a una nuova generazione di professionisti il cui unico scopo sia quello migliorare la vita delle persone e degli animali.

È infatti nell’atto del prendersi cura che si collocano i servizi e i professionisti del pet care: pet sitter, educatori e addestratori cinofili, toelettatori, operatori funebri ed è qui che ci collochiamo anche noi. come pet care specialist.

Non possiamo ignorare la complessità e l’impatto che essa ha sui fenomeni sociali.

La complessità influenza tutto perfino il pet sitting e altre professioni non ancora riconosciute.

Sì, perché non è più ammissibile svolgere una professione con superficialità, anche se lo Stato non fa nulla per darle voce.

È inutile fingere che le cose non stiano cambiando e riproporre sempre gli stessi modelli fallimentari, con le scusante che “si è sempre fatto così”

È un dovere etico da parte di chi svolge queste professioni contribuire a innalzare l’asticella a vantaggio di tutti: persone, animali, professionisti.

Gli sforzi di pochi non sono sufficienti a far tacere i tanti pseudo-professionisti che ogni giorno giocano al ribasso, abbassando i prezzi e diffondendo informazioni infondate o superate.

Il settore dei pet è in crescita e affinché non si esprima solo attraverso i numeri delle grandi aziende, ma anche attraverso nuovi modelli comportamentali, occorre essere coraggiosi.

Come indicato dal Rapporto Assalco Zoomark 2021, a crescere sono i fatturati delle aziende produttrici di alimenti e accessori e delle holding veterinarie, mentre il settore dei servizi risente della zavorra donata da chi negli anni ha svolto attività di cura in maniera superficiale.

I servizi non trovano spazio nemmeno all’interno del Rapporto.

È come se su di loro fosse calata una fitta nebbia che li ha resi invisibili. Eppure sono vivi.

Sai, è difficile sbarazzarsi di quel peso.

Noi con una certa dose di follia e incoscienza stiamo cercando di liberarci di questo masso di cui ci siamo fatte carico quando abbiamo intrapreso questo percorso.

Poco importa se si fallisce , nei fallimenti giace il seme della rinascita.

La nostra è molto più di un’agenzia:

È un progetto che desidera avere un impatto sulle persone che condividono la propria vita con gli animali.

È un progetto che vuole apportare un cambiamento di mentalità, un passo alla volta.

Ed eccoci giunti alla fine di questo articolo.

Come avrai compreso, se vogliamo parlare di “pet care” non possiamo limitarci a raccontare i prodigi delle grandi aziende o parlare di cure veterinarie, dobbiamo considerare tutto ciò che ruota attorno all’animale: il suo benessere psico-fisico, le sue figure di riferimento e anche i servizi e i professionisti che ogni giorno aiutano persone e animali ad affrontare piccole e grandi sfide.

Per questo ci teniamo che ogni persona comprenda la portata che alcune parole hanno nella loro vita.

Se questo articolo ti è piaciuto lasciaci un commento e condividilo con i tuoi cari.

Un abbraccio,

Letizia

Photo by freestocks on Unsplash

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